Sono passati 50 anni dai primi allarmi lanciati dagli abitanti del rione Fabbricone di Serravalle sull’inquinamento di Ecolibarna. Nel 1976 il residenti, stufi della puzza, chiesero all’ufficio ecologia della Provincia di misurare il livello di anidride solforosa nell’aria ma la misurazione ufficialmente non riuscì: il livello era oltre il fondo scala dello strumento.
Nell’agosto del 1978 la portavoce del comitato dei cittadini, Clementina Macri, dichiarò a La Stampa: «Siamo in pericolo e nessuno si muove. È ora di finirla con l’attribuirsi a vicenda le responsabilità, dal Comune alla Provincia alla Regione. Non vogliamo divenire una seconda Seveso». Parole fin troppo profetiche.
Non vi sto a raccontare tutta la storia dell’Ecolibarna. In fondo vi linko un articolo di vice.com, che partì da una mia inchiesta sulle colonne del novese, anni fa. Nel parlo anche nel mio ultimo libro, “Mille e una Novi”, se proprio siete curiosi. Ma veniamo a oggi.
Dicembre 2025. Ecolibarna attende ancora la bonifica. La Provincia di Alessandria ha restituito alla Regione Piemonte 2,9 milioni di euro stanziati da Roma per la prosecuzione della bonifica, ufficialmente “per non perderli”. I soldi erano arrivati in base ad un accordo di programma tra Ministero dell’ambiente, Regione e Provincia siglato nel 2015 ma quell’accordo non è stato rinnovato e quindi i soldi ci sono, ma non si possono usare. Ops, cha sbadati, si sono dimenticati di rinnovare l’accordo. Capita.
Intanto, ancora non sappiamo precisamente cosa ci sia sepolto sotto Ecolibarna. Un inquinamento che comincia nel 1940, 85 anni fa, e che ancora oggi è in atto. Quello che sappiamo di certo è che all’interno del sito inquinato scorre il Rio Negraro, che si butta poi nella Scrivia, poco distante. Quell’acqua arriva a Novi, a Tortona, e a tutti i comuni lungo l’asta fluviale.
“È ora di finirla con l’attribuirsi a vicenda le responsabilità, dal Comune alla Provincia alla Regione” diceva Clementina Macrì nel 1978. Siamo ancora lì, ma per fortuna non interessa più quasi a nessuno. I cittadini di oggi si preoccupano di cose più serie, come le buche nelle strade, i lampioni spenti, gli autovelox. Non hanno tempo per preoccuparsi di Ecolibarna, o del disastro Solvay a Spinetta Marengo.
Lo dico con tristezza ma a ragion veduta. Questo articolo verrà letto da pochissime persone, come quelli sull’inquinamento da Pfas. Ormai non importa più a nessuno, e se qualcuno si becca un bel tumoraccio è colpa dei vaccini, del 5g, o altre diavolerie moderne. Se volevo fare un articolo con tanti lettori, avrei potuto “riciclare” uno delle migliaia di articoli che ogni giorno escono dal titolo “ecco la mappa degli autovelox”. Parlare di inquinamento, a quanto pare, non va più di moda. E quindi, se per caso capita che un politico o un funzionario si dimentichi di rinnovare un accordo di programma che fa saltare 2,9 milioni per la bonifica, chi se ne frega.
Del resto, tra poco è Natale e siamo tutti più buoni. Inquinati, ma buoni.
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Bravo Andrea!!