Allora, avviso ai naviganti nel porto delle nebbie: la netta vittoria del No alla modifica della Costituzione ha fatto saltare tutta una narrazione politica che avrebbe dovuto garantire ai post-, neo-, pseudo- e vetero-fascisti la «gloria eterna». Il cavallo di Troia che doveva scardinare il potere dei magistrati “cattivi”, svilire i poteri costituzionali della Presidenza della Repubblica e stabilire nuovi parametri di potere per un nuovo premierato è rimasto sulla spiaggia e non è servito a lor signori per completare, con decreti attuativi, un vero e proprio colpo di Stato. Non volevano fare prigionieri e sono rimasti imprigionati.
Eppure la partenza era stata promettente per Meloni, Nordio, Mantovano e compagnia briscola. Da quando è stato avviato l’iter della riforma sulla giustizia, sono passate in cavalleria le denunce di truffa per Santanchè, i sospetti su Delmastro, i movimenti del pistolero Pozzolo e tante altre «amenità». Anzi, la stessa Santanchè avvertiva, in modo para-mafioso, i vertici che il suo legame con La Russa rappresentava una garanzia ineludibile per la sua assoluta inamovibilità.
È finita come sappiamo e, a sorpresa, il Sì — partito con il vento in poppa e con un differenziale sul No ritenuto incolmabile — ha finito per subire una lezione imprevedibile. Addirittura era convinzione diffusa che, superato il 50% di affluenza, la vittoria del Sì sarebbe stata certa.
È successo invece qualcosa che dovrebbe far riflettere tutti, a destra ma anche a sinistra: a vincere sono stati gli italiani e, sorpresa delle sorprese, proprio i più giovani, quelli che i post-fascisti hanno spesso liquidato come ribelli, sfasciacarrozze e decerebrati. Sono stati loro, invece, a portare i votanti a sfiorare il 60%, una percentuale alla quale non eravamo più abituati, ben oltre ogni previsione.
A prevalere, in questa lezione di democrazia e partecipazione, sono stati coloro che non vogliono modifiche alla Costituzione. Una scelta che rimanda tutti alle proprie responsabilità: la politica a fare le leggi, possibilmente eque e garantiste; la magistratura ad applicarle nel rispetto del dettato parlamentare e della promulgazione del Presidente della Repubblica.
Durante tutta la campagna elettorale, la politica ha evitato di ricordare che l’articolo 110 della Costituzione attribuisce al Ministro della Giustizia il compito di organizzare e garantire il funzionamento del servizio. È da qui che dovrebbe partire una vera assunzione di responsabilità.
La magistratura non è un “plotone di esecuzione”: ha il diritto di segnalare con forza le criticità del proprio operato, ma dovrebbe farlo con sobrietà ed equilibrio. E se qualcuno agisce in malafede, nella giustizia come nella politica, deve essere perseguito e, se necessario, allontanato.
Qui si apre però un teatro poco edificante che riguarda tutti. I magistrati che cantano “Bella ciao” potevano evitarlo; ma una politica che entra nella resa dei conti in modo tardivo appare ancora più avvilente.
Se Meloni e i suoi accoliti pensano di aver rafforzato l’esecutivo con le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, hanno fatto male i loro conti e, ancora una volta, hanno preso in giro gli italiani. Anche i più sprovveduti hanno capito che, se avesse vinto il Sì, sarebbero rimasti tutti al loro posto.
E Nordio? Dopo aver inanellato dichiarazioni discutibili durante la campagna elettorale ed essere stato tra i principali sconfitti di questa vicenda, è ancora al suo posto. Tanto da far dire alla stessa Santanchè che se ne va pagando colpe altrui.
E il suo padrino La Russa, seconda carica dello Stato, che in questi giorni si occupa della «Famiglia nel bosco», senza considerare che, in base alla normativa voluta da Nordio e Meloni, quei due genitori — invece di essere ricevuti con tutti gli onori al Senato — avrebbero rischiato fino a due anni di carcere.
Vicende che impongono a tutti una riflessione seria e l’apertura di una nuova stagione politica, sia a destra sia nel cosiddetto campo largo, dove oggi si discute soltanto di primarie, che rappresentano un falso problema. Occorre prima azzerare, analizzare gli errori e correggerli; poi costruire una piattaforma comune e, solo dopo, individuare chi dovrà guidarla.
Intanto, cominciamo a rispettare la lezione arrivata dalla partecipazione dei giovani, veri vincitori di questa stagione.
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