Marco Gobbato

È un riflesso ormai fin troppo diffuso: quando il risultato non coincide con le aspettative, invece di interrogarsi sulle ragioni del voto si mette in discussione chi ha votato. È un errore grave, perché trasforma il confronto democratico in uno scontro tra “giusti” e “sbagliati”, tra chi si ritiene illuminato e chi verrebbe dipinto come incapace di capire.

Ricordo a tutti che, se il No avesse perso, non si sarebbe dimesso nessuno: ci avrebbero spiegato che il popolo, nonostante tutto, li aveva confermati. È la solita doppia lettura dei risultati, valida solo quando conviene. Ma la democrazia funziona proprio quando si accetta il verdetto delle urne senza piegarlo alla propria narrazione.

Stiamo vivendo una fase politica critica. Questo non fa bene al Paese, perché continua ad alimentare divisioni profonde tra i cittadini proprio mentre attraversiamo una crisi economica che richiederebbe coesione, responsabilità e capacità di visione. Invece, il dibattito pubblico si irrigidisce, si semplifica, si riduce a slogan e contrapposizioni.

I giovani sono probabilmente quelli che pagano il prezzo più alto. Sul piano lavorativo restano i più esposti, con meno certezze e meno opportunità, e sul piano politico vengono spesso evocati solo per sottolinearne limiti o disaffezione. Eppure, quando vengono chiamati a esprimersi, come in questo referendum, dimostrano di esserci e di voler partecipare. Forse il punto è proprio questo: non è vero che i giovani non partecipano, è che raramente vengono messi nelle condizioni di farlo davvero.

Si dice continuamente che il mondo è cambiato, ed è vero. Ma il problema è che questo cambiamento sembra essere subito più che governato. Manca una capacità di lettura profonda della realtà e, soprattutto, manca una visione di lungo periodo. Senza quella, la politica rischia di inseguire gli eventi invece di guidarli.

E una politica che rinuncia alla lungimiranza finisce inevitabilmente per perdere il contatto con il futuro.

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Un pensiero su “Hanno avuto il coraggio di dare dell’ignorante a chi ha votato No”
  1. Gobbato ha fatto un’analisi molto precisa di quello che è oggi la “Politica”. Viviamo in un periodo “crepuscolare”, dove tutti camminiamo a tentoni, tra tante ombre e poche luci. Abbiamo paura e si vede … eccome se si vede. Anche nella gestione del quotidiano. Anche la politica ha paura. Paura di perdere il consenso. E così diventiamo tutti dei conservatori. Perché il cambiamento porta al nuovo. E il nuovo non si sa come reagisce ai vecchi schemi. Eppure la via d’uscita è proprio la Politica. Fatta in maniera diversa, …, con un pensiero progressista vero che sappia vedere la luce dove ora non c’è. È più che mai Vera la frase pronunciata da Hari Matisse, artista morto nel 1954: “Ci sono fiori dappertutto per coloro che vogliono guardare”.

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