mino orlando

“We, the People”: così si apre il preambolo della Costituzione degli Stati Uniti. “Noi, il popolo.” Raramente, nella storia dell’umanità, così poche e semplici parole hanno suscitato tante speranze, tanto entusiasmo e tante illusioni.

A oltre due secoli di distanza sembrano rimanere soprattutto macerie, disillusione e sconforto. Mai come oggi il popolo appare irrilevante, dominato da un’economia e da una finanza predatorie come mai prima d’ora, manipolato da demagoghi onnipotenti – la pseudo-democratica Atene che ci hanno raccontato al liceo dovrebbe insegnare qualcosa – capaci di controllare l’informazione in modo pressoché totale e mistificatorio, e per di più abbandonato dalla politica.

Il caso di Grinzane Cavour rappresenta, a mio avviso – ed è naturalmente una mia opinione – l’esempio più evidente della nostra incapacità, come popolo, di opporci a un cumulo di nefandezze giuridiche, politiche e morali che ci sta travolgendo. Anche l’opposizione mostra tutta la propria debolezza e sembra non cogliere l’importanza di una battaglia come questa.

Negli ultimi tempi la destra si è riempita la bocca, fino alla nausea, con la formula della “difesa dei valori occidentali”. Ma quali valori? Quelli di ErasmoKantMontesquieuVoltaireJohn Locke? Direi proprio di no. Quei valori sono stati sconfitti. Con loro sono stati sconfitti anche il cosmopolitismo, la cultura della pace, la separazione dei poteri e la tolleranza.

Il caso di Grinzane rappresenta, per me, il paradigma di questo fallimento: il trionfo della volgarità giuridica, etica e politica, accompagnato dalla menzogna.

Secondo autorevoli giornalisti della destra, della carta stampata e della televisione, tutti gli italiani starebbero dalla parte del gioielliere. Tutti. Ebbene, io no. Come don Ciccio Tumeo, che reclamava con forza il suo dissenso all’annessione al Regno d’Italia, rivendico almeno questo diritto. Certo, basta ripetere all’infinito che “tutti la pensano così” e, alla fine, molti finiscono per crederci. Temo però che siano davvero numerosi coloro che stanno dalla parte del gioielliere. E non mi sembra un buon segno.

Lo strappo istituzionale che si sta consumando nei confronti del Presidente Sergio Mattarella è grave e preoccupante, ma sembra interessare ben pochi. Certo, ci sono la recessione, l’inflazione, una sanità ormai a pezzi, una scuola in difficoltà, il problema della sicurezza, le guerre. È il grande alibi. Anche se, a ben vedere, non è che chi governa stia facendo molto per risolvere questi problemi.

L’onorevole Gianni Cuperlo, persona colta e moderata – qualità che oggi sembrano quasi fuori dal tempo – ha detto recentemente, più o meno con queste parole: «Non è che non abbiano letto la Costituzione: è che non l’hanno scritta». Una battuta efficace. Temo però che, ormai, non basti più.

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