È curioso il nuovo caso politico, economico e sindacale che ancora una volta riguarda Amag, la municipalizzata del comune di Alessandria. Nei giorni scorsi Emanuele Locci, capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale di Alessandria, ha fatto sapere che tutti i lavoratori di Amag Ambiente – la partecipata di Amag che si occupa di raccolta rifiuti – hanno firmato una petizione con cui si dicono fermamente contrari ad ogni ipotesi di privatizzazione anche parziale della loro società.
Nel documento i dipendenti contestano “l’intenzione di mettere a gara il servizio di raccolta rifiuti e la vendita e/o la cessione di quote ad un soggetto privato” e chiedono “che l’azienda debba rimanere interamente a capitale pubblico al servizio del territorio alessandrino”. Strano che la petizione dei lavoratori sia stata consegnata ad un consigliere comunale e non al Sindaco, o al presidente di Amag, ma sono solo curiosità formali.
Il tema è quello della raccolta differenziata. Nei comuni dove è stato avviato il porta a porta spinto la percentuale di rifiuti indifferenziati è scesa ben entro i limiti di legge, mentre ad Alessandria (e anche a Valenza) siamo sotto al 50%. Quindi, la soluzione – come consigliato anche dalla Regione Piemonte a trazione centro destra – è quella del cosiddetto sistema Contarina, ma forse meglio chiamarlo sistema Econet – Gestione Ambiente, visti i notevoli risultati che l’unione di porta a porta spinto e tariffa puntuale ha dato a Ovada, Tortona e Novi.
Per passare al nuovo sistema occorrono ingenti investimenti: bidoncini per ogni famiglia, nuovi mezzi di raccolta ecc. Soldi che Amag non ha e che deve trovare, seguendo lo schema che ha tracciato anni fa Acos a Novi: si cerca un socio privato, industriale, che metta soldi freschi per fare gli investimenti. Novi trovò Iren, che è un socio formalmente privato, ma di proprietà dei comuni di Torino, Genova e Reggio Emilia.
Alle dichiarazioni di Locci e alla lettera dei lavoratori ha risposto Amag con un comunicato in cui ribadisce che la strada è tracciata. Nel suo comunicato Amag innanzitutto evidenzia che all’azienda ”non risulta che tutti i lavoratori abbiano aderito a questa raccolta firme né tantomeno che le diverse sigle sindacali siano state informate di questa iniziativa”.
Il comunicato spiega anche che l’azienda non ha i soldi per gli investimenti necessari, e che deve trovarsi un socio privato: “Amag Ambiente necessita di un massiccio piano di investimenti le cui risorse economiche – stimabili in circa 10 milioni di Euro – non sono nemmeno lontanamente nella disponibilità dell’azionista. Di qui la necessità di aprire il capitale sociale al mercato per cercare un partner privato che consenta di apportare gli investimenti finalizzati a ridisegnare il sistema di raccolta in modo da erogare un servizio in grado di centrare i target regionali”.
Il tema del contendere è squisitamente normativo, ma ormai forse anche abbastanza noto: se una amministrazione pubblica deve affidare un servizio, può farlo o attraverso la cosiddetta procedura “in house”, cioè affidandola senza gara ad una azienda pubblica di sua proprietà, oppure tramite una gara a “doppio oggetto” aperta a tutti.
Il timore dei lavoratori di Amag Ambiente è chiaro. Se arriva un socio privato per dare liquidità, bisogna fare la gara pubblica e c’è il rischio che la vinca qualcun’altro. Magari Iren stessa, o la novese Acos con Iren. Tanto vale, pensa qualcuno, far entrare direttamente Iren in Amag come hanno fatto a Novi. Del resto, Amag in passato ha già venduto l’80% di Alegas (la società che vende il gas, che è notoriamente la gallina dalle uova d’oro delle municipalizzate) proprio a Iren.
Tutto questo però non può non far venire in mente la vicenda del servizio idrico. Anche lì Egato 6 (l’autorità di ambito guidata dal leghista novese Perocchio) vuole fare l’affidamento in house per tutelare proprio Amag ed estromettendo Gestione Acqua, perché partecipata indirettamente da Iren. Precisiamo però che Iren non è socia di Gestione Acqua e che l’ingresso di Iren in Acos è avvenuto ben prima del passaggio al porta a porta e degli investimenti necessari per avviarlo.
Insomma, per farla semplice semplice: sul tavolo dei rifiuti Amag chiede l’ingresso dei privati per salvare la differenziata; sul tavolo del servizio idrico Amag “schifa” i privati per tutt’altri motivi.
Infine, dobbiamo aggiornare i riferimenti ideali della politica. Un tempo era la sinistra a privilegiare lo “statalismo” mentre la destra decantava le virtù del libero mercato. Ora, quantomeno dalle nostre parti, è il contrario.
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Pensate al paradosso: invece di avere la sinistra e la destra alessandrina che sguono il modello novese abbiamo la destra novese che segue l’alessandrino. Perchè la sinistra novese sta resistendo su acos vero?