Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, questo giorno non deve essere una ricorrenza rituale né un esercizio di commemorazione sterile, è o dovrebbe essere, un momento collettivo di responsabilità. Ricordare la Shoah significa fare i conti con il punto più basso toccato dall’Europa moderna: lo sterminio industriale di milioni di persone, reso possibile da un’ideologia fondata sul razzismo, sulla disumanizzazione e sull’obbedienza cieca al potere. Ma ricordare davvero implica anche interrogarsi sul presente, sulle ingiustizie di oggi, sulle guerre in corso e sulle forme contemporanee di violenza e oppressione.
La Shoah non nacque all’improvviso. Fu preceduta da leggi discriminatorie, da propaganda, dall’indifferenza di molti e dalla complicità di istituzioni politiche ed economiche. È una lezione che la storia ci consegna con chiarezza: i crimini più grandi maturano quando i diritti vengono erosi poco a poco, quando alcune vite vengono considerate meno degne di altre, quando il profitto e il potere contano più della dignità umana.
Il Giorno della Memoria richiama con forza il valore dell’uguaglianza, della solidarietà e dell’antifascismo. Non come parole astratte, ma come pratiche quotidiane. Significa opporsi a ogni forma di razzismo, antisemitismo, islamofobia, omofobia; significa difendere i diritti dei migranti, dei lavoratori, delle minoranze, oggi spesso trasformati in capri espiatori di crisi economiche e sociali prodotte da scelte politiche precise.
Guardare al presente rende il ricordo ancora più urgente. Le guerre che insanguinano il mondo – dall’Ucraina al Medio Oriente, fino ai conflitti dimenticati in Africa – mostrano come la logica della forza continui a prevalere su quella della pace. Civili uccisi, città distrutte, bambini costretti a crescere sotto le bombe: sono immagini che dovrebbero interrogarci profondamente. Non per stabilire paragoni semplicistici, ma per riconoscere che la disumanizzazione dell’altro è sempre il primo passo verso l’orrore.
La memoria, se è autentica, non può essere selettiva. Non può fermarsi al passato né essere utilizzata come strumento politico a senso unico. Deve spingerci a condannare tutte le violazioni dei diritti umani, ovunque avvengano, e a rifiutare la normalizzazione della guerra come destino inevitabile. Una memoria coerente è una memoria che chiede cessate il fuoco, diplomazia, giustizia internazionale e il primato del diritto sulla violenza.
Nel Giorno della Memoria, allora, il compito non è solo ricordare chi non c’è più, ma schierarsi. Schierarsi dalla parte della vita contro la morte, dell’uguaglianza contro la discriminazione, della pace contro la guerra. Perché “mai più” non sia uno slogan vuoto, ma un impegno politico e morale che riguarda il presente e il futuro di tutte e tutti.
Robbiano Laura PRC
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