Ultimamente intervengo spesso sui social in merito ai referendum del 22 e 23 marzo.
Quando scrivo qualche considerazione sui referendum di marzo, esprimendo il mio NO deciso, c’è qualcuno che mi dice che sbaglio, che non ho un pensiero mio, che ripeto a pappagallo perché non so “argomentare” bene la mia scelta di votare no.
Già, perché solo chi è istruito e “indipendente” vota sì, tutti gli altri votano solo per considerazioni ideologiche.
E allora? Io non rinnego la mia scelta di essere una donna di sinistra (non “sinistra” 🥹😊😱) e di voler fare in modo che la Costituzione non sia cambiata in base ai mal di pancia di chi vuole fare sì che il potere “della magistratura” sia nelle mani del governo che governa in quel determinato periodo.
“Ogni scelta che facciamo la facciamo in un contesto più generale”: negarlo è da ipocrita. Ora, in questo momento, in Italia (ma anche in altre parti del mondo) le destre governano e stanno togliendo potere ai cittadini, promulgando leggi molto discutibili.
Questo referendum non riguarda una questione tecnica, come la separazione delle carriere (peraltro già attuata da alcune riforme precedenti), né faciliterà i tempi processuali (che non saranno facilitati), ma tratta una questione fondamentale come la separazione dei poteri.
Il punto centrale della riforma è, quindi, un altro: il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Il CSM è l’organo che serve a garantire l’indipendenza dei magistrati. Si occupa anche di disciplina e fa in modo che i magistrati possano ascoltare il governo, ma decidere in autonomia, senza ricevere ordini. Oggi il CSM è composto in maggioranza da magistrati eletti dai loro colleghi e, in parte, da professori e avvocati eletti dal Parlamento, i cosiddetti “membri laici”.
La riforma interviene indebolendo il Consiglio Superiore della Magistratura. Lo fa innanzitutto dividendolo in due organismi distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, frammentandone il ruolo e il peso. Inoltre introduce un nuovo organo disciplinare che si colloca al di sopra del CSM e che comprende anche membri di nomina politica. Infine elimina l’elezione dei magistrati da parte dei loro colleghi e la sostituisce con il sorteggio, riducendo ulteriormente l’autonomia e la rappresentatività della magistratura.
E qui la domanda è semplice: perché i magistrati devono essere scelti a caso?
Perché i membri nominati dalla politica continuano a essere scelti da chi ha il potere in Parlamento?
Rappresentare qualcuno non può essere frutto di un sorteggio, ma di una scelta ponderata.
Continuare a dire che i magistrati eletti nel CSM sono il frutto delle diverse correnti a cui aderiscono i vari magistrati, per cui il CSM è “politicizzato”, è, a mio avviso, fuorviante, perché è meglio scegliere in base alle correnti della magistratura, ed è più democratico, che non in base a chi detiene il potere in quel momento.
Giusto dire NO.
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