Oggi è Pasqua. Mentre le campane suonano a festa, mentre le tavole si riempiono e qualcuno prova a parlare di rinascita, c’è un mondo intero che continua a sanguinare. C’è un’Italia che fatica a riconoscersi, e c’è una parola Pace che sembra ogni giorno più svuotata, consumata, tradita.
Pasqua dovrebbe essere il tempo della resurrezione, della speranza che rinasce anche quando tutto sembra perduto. Ma che senso ha parlare di resurrezione in un presente in cui la morte è diventata quotidianità? Nei corpi sotto le macerie, nei bambini senza futuro, nelle madri che non hanno più lacrime, nei popoli schiacciati dalla guerra e dagli interessi delle potenze. Il mondo è in fiamme. Le guerre non sono più emergenze: sono sistema. Sono affari. Sono equilibri costruiti sul dolore di milioni di persone. E mentre tutto questo accade, l’Occidente — e con esso l’Italia — continua a scegliere da che parte stare: non dalla parte degli oppressi, ma da quella delle armi, delle alleanze militari, delle spese che crescono mentre i diritti si riducono.
In Italia ci raccontano che non ci sono soldi per la sanità, per le scuole, per il lavoro dignitoso. Ci dicono che bisogna stringere la cinghia, accettare sacrifici, essere responsabili. Ma poi scopriamo che i fondi per le armi si trovano sempre, che la guerra diventa priorità, che la logica della forza prevale su quella della giustizia.
E allora che Pasqua è questa?
Che ci mette davanti a una scelta morale prima ancora che politica. Possiamo continuare a voltare lo sguardo, a normalizzare l’orrore, a convincerci che non ci riguarda. Oppure possiamo scegliere di stare dalla parte giusta della storia: quella di chi rifiuta la guerra, di chi difende la vita, di chi crede che un altro mondo non solo sia possibile, ma necessario.
Essere di sinistra oggi, ma davvero di sinistra, significa non accettare compromessi su questo. Significa dire no alla guerra senza ambiguità. Significa opporsi a un sistema che trasforma la sofferenza in profitto. Significa tornare a parlare di pace, ma farlo con radicalità, con coraggio, con coerenza.
Domani è Pasqua, forse la vera resurrezione di cui abbiamo bisogno non è quella simbolica, ma quella politica e umana. La resurrezione di una coscienza collettiva che oggi sembra sopita. La rinascita di una solidarietà internazionale che non si piega agli interessi dei potenti. La ricostruzione di un’idea di futuro che rimetta al centro la dignità delle persone, tutte, senza confini. Perché senza pace non c’è giustizia.E senza giustizia, nessuna Pasqua potrà mai essere davvero una festa.
Robbiano Laura PRC
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

