Ci sono momenti in cui la distinzione tra ruolo politico e ruolo istituzionale non è un dettaglio. È la sostanza. L’inaugurazione della mostra dedicata alla Battaglia di Novi avrebbe dovuto essere un momento di cerimoria storica. È diventata invece anche l’occasione per inserire un messaggio sull’attuale scenario internazionale.
Nel suo intervento il Console generale della Federazione Russa a Genova, Kirill Ignatov, ha parlato della capacità dell’Europa di unirsi davanti a una «minaccia reale, e non immaginaria», arrivando poi a sostenere che oggi qualcosa di analogo avverrebbe «su impulso dell’Occidente collettivo».
Parole che, nel contesto internazionale che stiamo vivendo, hanno evidentemente un significato che va ben oltre la commemorazione di una battaglia del 1799. Il Console russo rappresenta il proprio Paese ed è del tutto naturale che sostenga le posizioni della Federazione Russa. Il punto, quindi, non è il Console.
Il punto sono le nostre istituzioni.
A quell’iniziativa Giacomo Perocchio non ha partecipato come esponente della Lega, come militante di un partito o come semplice cittadino. Ha dichiarato di essere presente in rappresentanza della Provincia di Alessandria, indossando quindi i simboli di quell’istituzione. Ed è qui che nasce una questione che non può essere liquidata come una semplice polemica politica.
La fascia della Provincia, così come la fascia tricolore di un sindaco, non è una sciarpetta da mettere al collo e utilizzare un po’ come ci pare. Quando la si indossa si assume un ruolo: si rappresenta un’istituzione della Repubblica e, attraverso di essa, tutti i cittadini. Non il proprio partito, non le proprie convinzioni personali.
E questo dovrebbe valere a maggior ragione per chi, nella propria storia politica, ha avuto spesso un rapporto quantomeno complicato con l’idea stessa dello Stato unitario.
C’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora meno riconducibile a una polemica di parte. La posizione dell’Italia sulla guerra in Ucraina e sull’aggressione russa è stata mantenuta e ribadita proprio dall’attuale Governo di centrodestra.
Non stiamo quindi discutendo della linea del Partito Democratico contro quella della Lega. Stiamo parlando della posizione dello Stato italiano.
Se durante una manifestazione patrocinata dalle nostre istituzioni un rappresentante diplomatico straniero decide di utilizzare quell’occasione per introdurre una lettura politica dell’attuale conflitto e per parlare dell’«Occidente collettivo» come origine di una minaccia, è legittimo domandarsi quale debba essere il comportamento di chi, in quel momento, rappresenta un pezzo della Repubblica italiana.
Non si tratta di pretendere reazioni plateali né di trasformare una cerimonia pubblica in uno scontro politico. Si tratta però di capire se sia accettabile che un messaggio di questo tipo passi dentro una cornice istituzionale senza alcuna precisazione e senza che venga ribadita la posizione dello Stato che quelle istituzioni rappresentano.
Una riflessione riguarda anche chi quella manifestazione l’ha organizzata.
La mostra è stata organizzata dalla Società Storica del Novese, con la collaborazione delle associazioni Novi 1799 e Veterani delle Fiandre e con il patrocinio di Regione Piemonte, Consiglio regionale, Provincia di Alessandria e Comune di Novi Ligure.
Non è in discussione il valore culturale o storico dell’iniziativa. Proprio per questo, però, sarebbe opportuno mantenere molto netto il confine tra ricostruzione storica e utilizzo di un evento patrocinato dalle istituzioni come occasione per introdurre letture politiche dei conflitti contemporanei.
La questione riguarda innanzitutto la Provincia di Alessandria, direttamente rappresentata da Perocchio, ma riguarda anche la Regione Piemonte, presente all’iniziativa e tra gli enti che l’hanno patrocinata.
Per questo chiediamo alla Provincia di Alessandria di chiarire se quanto avvenuto sia ritenuto coerente con il ruolo istituzionale ricoperto dal proprio rappresentante e chiediamo alla Regione Piemonte di chiarire come intenda garantire che il proprio patrocinio e la propria presenza istituzionale non possano essere confusi con l’avallo di messaggi politici che contrastano con la posizione ufficiale dell’Italia.
Crediamo sarebbe utile anche un chiarimento da parte della Società Storica del Novese, per comprendere se l’utilizzo di quella sede e di quella manifestazione per considerazioni sull’attuale scenario internazionale rientrasse nello spirito con cui l’iniziativa era stata organizzata.
Non si tratta di impedire a qualcuno di parlare né di stabilire quali opinioni siano ammesse e quali no.
Si tratta di ricordare una cosa molto più semplice: le istituzioni non appartengono ai partiti e le fasce istituzionali non sono accessori personali.
Quando le si indossa si smette, almeno per quel momento, di rappresentare soltanto se stessi.
Si rappresentano la Repubblica e i cittadini.
E forse, ogni tanto, sarebbe utile ricordarselo.
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caro daniele il tuo ragionamento non fa una grinza, ma forse non ti sei accorto che dalla fotografia si evince che anche altri indossavano la fascia di rappresentanza istituzionale.
mauro