Assistiamo alla cancellazione sistematica di un popolo, attuata scientificamente, ammazzando donne e bambini. Dobbiamo, ognuno come può, richiamare la politica a fare la propria parte per fermare questo massacro: lenzuoli bianchi alle nostre finestre, ordini del giorno delle comunità locali, iniziative pubbliche.
Su vicende di questa portata non sono concepibili divisioni: pensiamo, per un attimo, se fossimo nati in Palestina o se uno di quei corpicini martoriati fosse un figlio o un nostro nipotino.
Quale sarebbe la nostra reazione?
La comunità europea, se esiste, deve chiedere formalmente la fine di questo genocidio e adoperarsi con ogni mezzo a sua disposizione affinché ciò avvenga nel più breve tempo possibile.
Mantenere alta la tensione, tenendo viva l’attenzione su quanto avviene in quella terra, non significa condannare il popolo di Israele, che ha il diritto di vivere in pace accanto al popolo palestinese,
ma condannare Netanyahu e il suo governo, in quanto carnefici.
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone



Caro Silvio Simeone, spiacente contraddirla, ma le faccio presente che oltre l’80% della popolazione israeliana, e’ a favore dell’ occupazione sistematica dei territori palestinesi, (anzi ciò che ne resta)….. Con quasi ottocentomila coloni estremisti e fanatici ad occupare praticamente tutta la Cisgiordania… Per cui, finiamola con la storia di due popoli e due stati. E’ assolutamente velleitario ed utopistico…. Semmai avrebbe più senso uno stato unico, dove ogni etnia e confessione avrebbe uguali diritti e doveri, come auspicato da certi ebrei ultraortodossi antisionisti. Ma all’ oggi, pure questo e’ irrealizzabile…..