Enzo De Cicco, presidente della Società Storica del Novese, replica alla presa di distanza dell’Amministrazione comunale dopo l’intervento del console generale della Federazione Russa Kirill Ignatov all’inaugurazione della mostra dedicata alla battaglia di Novi del 1799, svoltasi il 13 agosto nella sede del museo.
Al centro della vicenda ci sono le parole con cui il diplomatico russo ha commentato la sua visita a Novi Ligure sulle pagine social del consolato di Genova, con i riferimenti alla situazione geopolitica contemporanea e al cosiddetto «Occidente collettivo». Nella lettera inviata alla Società Storica, il Comune aveva giudicato inaccettabile che una sede culturale cittadina potesse essere utilizzata come «cassa di risonanza per esternazioni di natura politica e propagandistica», prendendo ufficialmente le distanze da quanto avvenuto durante l’inaugurazione.
Una ricostruzione che la Società Storica contesta. De Cicco, dopo aver esaminato la comunicazione del Comune insieme ai componenti del Consiglio direttivo, ribadisce innanzitutto la natura apartitica dell’associazione: «La nostra Associazione non ha connotazioni politiche né partitiche di riferimento; l’unico obiettivo che si propone è quello di divulgare la storia della nostra Città».
Il presidente spiega inoltre che la presenza del console russo sarebbe stata il naturale sviluppo dei rapporti nati dalle numerose visite di cittadini russi al museo nel corso dell’anno, favorite anche dalla presenza dell’installazione permanente dedicata alla battaglia di Novi.
Ma il punto principale della replica riguarda proprio le dichiarazioni del console. Secondo De Cicco, le espressioni contestate dal Comune non sarebbero mai state pronunciate nella sede della Società Storica.
«L’Autorità straniera intervenuta nei suoi saluti non ha affatto utilizzato i termini da Voi menzionati – scrive il presidente – in particolare non ci sono state “critiche rivolte al cosiddetto Occidente collettivo” né particolari allusioni unilaterali alla situazione geopolitica attuale: queste locuzioni non sono state usate».
La Società Storica respinge quindi l’idea che il museo sia stato trasformato in uno spazio di propaganda politica: «La nostra sede non è stata affatto utilizzata come cassa di risonanza per “esternazioni di natura politica e propagandistica” che nulla avrebbero a che vedere con la realtà della Società Storica del Novese».
De Cicco mette in discussione anche l’origine delle informazioni sulle quali si sarebbe basata la presa di posizione dell’Amministrazione: «Non sappiamo da dove provengano le sopra menzionate frasi incriminate, ma sicuramente le fonti da cui avete appreso che quelle parole siano state pronunciate nella nostra sede non sono corrette, con il risultato di un chiasso mediatico che non giova a nessuno».
Le parole del console russo sono state riportate anche dall’edizione italiana della Pravda https://italy.news-pravda.com/world/2026/08/16/502232.html
La Società Storica si dice comunque dispiaciuta per quanto accaduto e assicura che in futuro continuerà a prestare la massima attenzione nell’organizzazione delle proprie iniziative, pur sottolineando come non sia sempre possibile «porre freno all’improvvisazione di terzi».
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Egregio Presidente, la frase del console ( riportata sulla pravda) ha un significato chiaramente politico e attuale, non semplicemente storico. Quando afferma che l’Europa ha saputo unirsi «di fronte a una minaccia reale e non immaginaria – che, purtroppo, sta accadendo oggi con l’Occidente collettivo», Ignatov stabilisce un evidente parallelo tra la battaglia di Novi del 1799 e l’attuale situazione geopolitica.
Il richiamo all’«Occidente collettivo»(Stati Uniti, NATO e Paesi europei ) trasforma la rievocazione storica in un messaggio sull’attualità: come allora russi e austriaci si unirono contro un nemico comune, così oggi viene rappresentata la necessità di fare fronte comune contro una nuova minaccia.
Dunque non si tratta di una semplice celebrazione storica: la battaglia di Novi viene utilizzata per introdurre una precisa lettura dell’attuale conflitto geopolitico, nella quale l’«Occidente collettivo» è indicato come parte della minaccia e della contrapposizione in corso, credo facciate fatica a spiegarlo diversamente al Governo Italiano. Bene ha fatto il Comune a prendere le distanze.