Il 25 luglio 2025 è stato inaugurato ufficialmente il nuovo Ponte della Gnocca, lungo la Strada Provinciale 140, tra Borghetto Borbera e Cantalupo Ligure. Un’opera attesa da anni, che ha sostituito il vecchio ponte — parzialmente ammalorato — e che ha richiesto un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro da parte della Provincia di Alessandria. Sono passati solo meno di due mesi dalla riapertura, con il taglio del nastro da parte del Presidente della Provincia Benzi e dell’assessore Perocchio (foto).

L’intervento ha previsto la demolizione dell’antico arco in muratura e la sua sostituzione con un nuovo impalcato in acciaio corten, lungo 38 metri, pensato per riportare la circolazione a due corsie, dopo anni di senso unico alternato con semaforo.

Ma se da un lato la riapertura ha posto fine a disagi quotidiani, dall’altro ha sollevato un’ondata di critiche tra i residenti della Val Borbera, in particolare sui social network. Le osservazioni non sono solo di natura estetica o emotiva: pongono interrogativi concreti e documentabili, che meritano attenzione.

Molti cittadini lamentano che la nuova carreggiata risulti più stretta di circa 90 cm rispetto al resto della SP140, proprio nel tratto delle “Strette”. Se confermato, questo restringimento rappresenterebbe un’incongruenza tecnicaevidente in un’opera di nuova costruzione, tanto più in una zona già nota per la viabilità complessa.
Un altro punto critico riguarda il tracciato stradale: il ponte sarebbe stato realizzato con curve più accentuate rispetto al precedente, a scapito della fluidità e sicurezza del passaggio. Alcuni utenti hanno parlato di «curve aggiunte dove prima non c’erano», ipotizzando scelte progettuali non giustificate da vincoli ambientali o strutturali.
Il costo complessivo dell’opera, pari a 2 milioni di euro, viene considerato eccessivo da molti cittadini, soprattutto alla luce del risultato finale. L’impressione diffusa è che si sia investito molto per un’infrastruttura che, più che risolvere criticità, le abbia in parte aggravate.

Dai commenti emergono anche frustrazione e senso di esclusione: pare che nessun confronto pubblico sia stato promosso sul progetto, né siano state recepite osservazioni o suggerimenti dalla cittadinanza locale. La sensazione è quella di un’opera calata dall’alto, realizzata più per chi la gestisce che per chi la vive ogni giorno.

Il ponte, più che unire le due sponde, sembra oggi dividere l’opinione pubblica. E il rischio concreto è che questa vicenda diventi simbolo di una progettazione lontana dalle reali esigenze dei territori.

La Val Borbera, già isolata e spesso dimenticata, meritava forse un’opera che fosse non solo nuova, ma anche pensata insieme a chi la attraversa quotidianamente.

Chiedere oggi trasparenza sui progetti, coerenza nelle scelte e ascolto dei cittadini non è polemica sterile: è parte integrante di una buona amministrazione. Infrastrutture come i ponti dovrebbero facilitare il passaggio, non lasciare dietro di sé strascichi di amarezza.

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Di Moscone

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