La battaglia di Novi del 15 agosto 1799 è diventata una occasione per parlare della Russia di oggi e del suo rapporto con l’Occidente. È accaduto durante l’inaugurazione della mostra dedicata alla campagna italiana del generale russo Aleksandr Suvorov, organizzata dalla Comunità Storica di Novi Ligure.
Nel resoconto pubblicato dal Consolato generale della Federazione Russa a Genova viene riportato l’intervento del console generale Kirill Ignatov, che dalla commemorazione della vittoria austro-russa sull’esercito francese passa direttamente all’attuale situazione internazionale.
«È difficile sopravvalutare la significativa importanza della vittoria a Novi, che va oltre la storia della guerra», afferma Ignatov. Secondo il console, quella battaglia ricorderebbe come la sorte dell’Europa sia stata determinata anche dalla capacità di unirsi davanti a «una minaccia reale, non fittizia». Quindi il riferimento all’attualità: una minaccia che, sostiene il diplomatico russo, oggi arriverebbe dal cosiddetto «Occidente collettivo».
Un’affermazione che trasforma una commemorazione storica in un messaggio politico che a molti è parso fuori luogo. Sul piano strettamente storico, la vittoria di Suvorov a Novi non è naturalmente in discussione. Il 15 agosto 1799 l’esercito della Seconda coalizione, formato principalmente da truppe austriache e russe e posto sotto il comando generale di Suvorov, sconfisse l’Armée d’Italie francese.
La battaglia fu uno degli episodi più sanguinosi della campagna italiana del 1799. Il comandante francese Barthélemy Catherine Joubert venne ucciso nelle prime fasi dello scontro e il comando passò a Jean Victor Moreau. I francesi riuscirono per molte ore a resistere sulle alture di Novi, prima che nel pomeriggio la manovra austriaca sulla loro ala destra rendesse necessario il ripiegamento. La ritirata, soprattutto nel settore di Pasturana, si trasformò poi in una pesante sconfitta.
Ma il contesto politico del 1799 era assai più complesso di una contrapposizione fra Russia e «Occidente». Suvorov combatteva infatti nell’ambito della Seconda coalizione contro la Francia rivoluzionaria. E tra le principali potenze della coalizione figuravano, insieme alla Russia, l’Austria e la Gran Bretagna. Proprio quest’ultima svolse un ruolo fondamentale nel sostenere finanziariamente la guerra contro la Francia.
La Russia di Suvorov, dunque, non combatteva contro un «Occidente collettivo»: combatteva insieme ad alcune delle maggiori potenze europee contro l’espansione della Francia rivoluzionaria.
La stessa alleanza russo-austriaca celebrata a Novi ebbe peraltro vita breve. Pochi mesi dopo emersero fortissimi contrasti strategici fra Vienna e San Pietroburgo e lo zar Paolo I decise infine di allontanarsi dalla coalizione.
Anche il significato strategico della battaglia richiede qualche precisazione. Novi rappresentò una grande vittoria di Suvorov e contribuì a consolidare la perdita francese dell’Italia settentrionale nel 1799. Non determinò però l’esito finale della guerra. Nel 1800 Napoleone Bonaparte tornò in Italia attraversando le Alpi e il 14 giugno sconfisse gli austriaci a Marengo, a poche decine di chilometri da Novi. Nel dicembre dello stesso anno Moreau sconfisse nuovamente l’Austria a Hohenlinden.
La Seconda coalizione finì così per dissolversi e la guerra si concluse favorevolmente alla Francia, prima con la pace di Lunéville con l’Austria e poi, nel 1802, con la pace di Amiens tra Francia e Gran Bretagna. Suvorov vinse dunque la campagna italiana del 1799 e la battaglia di Novi, ma la Francia finì per vincere la guerra.
È proprio il salto dal contesto settecentesco a quello contemporaneo a rendere politicamente significativo l’intervento del console. L’espressione «Occidente collettivo» appartiene infatti al lessico utilizzato negli ultimi anni dalle autorità russe per rappresentare Stati Uniti, Unione europea e Paesi NATO come un blocco unitario contrapposto alla Federazione Russa.
La posizione ufficiale italiana sulla guerra in Ucraina è invece profondamente diversa. L’Italia considera l’azione militare iniziata dalla Russia il 24 febbraio 2022 un’aggressione contro l’Ucraina e sostiene la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato ucraino. Il passaggio pronunciato a Novi assume quindi un significato che supera decisamente quello di una semplice celebrazione di Suvorov.
Nel comunicato del Consolato russo si sottolinea inoltre come la mostra contribuisca alla «preservazione della verità oggettiva riguardo agli eventi di quella epoca».
Proprio la storia della battaglia di Novi mostra però quanto sia difficile utilizzare gli schieramenti del 1799 come metafora di quelli attuali. Russia e Austria erano alleate; la Gran Bretagna sosteneva la coalizione; i rapporti fra gli stessi alleati erano attraversati da profonde rivalità e sarebbero rapidamente cambiati.
La vittoria di Suvorov a Novi appartiene alla storia. Il collegamento fra quella battaglia e una presunta minaccia dell’«Occidente collettivo» appartiene invece alla politica internazionale del 2026.
Il console sicuramente sa come finì quella guerra: alla fine non fu la Russia a vincere. Cercare parallelismi tra il 1799 e oggi forse non è stata una buona idea. Peccato che nessuno dei rappresentanti delle istituzioni presenti, tra cui spiccava il consigliere comunale e provinciale Perocchio, con la fascia blu in rappresentanza della provincia, abbiano ritenuto di spiegare a Ignatov che il suo intervento, all’interno di una rievocazione di un fatto storico, era fuori luogo. Peccato anche che nessuno degli appassionati storici presenti abbia ricordato come finì quella guerra e che nel 1799 i novesi erano dalla parte dei francesi e che il “glorioso” Suvorov, appena entrato a Novi, diede ordine di devastare il consiglio comunale.
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