Chi era realmente Giacomo Borghello, l’uomo alto più di due metri il cui scheletro è ancora oggi conservato al Museo di Anatomia Umana di Torino e passato alla storia come il «Gigante di Novi»? Dove era nato? Quando? E perché un giovane contadino dell’Appennino arrivò a Torino per essere mostrato al pubblico per la sua eccezionale statura? A quasi due secoli di distanza la sua storia presenta ancora diversi punti oscuri.
Il gigante conservato a Torino
La versione tramandata dal museo torinese presenta Borghello come un giovane nato a Novi Ligure nel 1810, morto a soli 19 anni e alto circa 2 metri e 19 centimetri. Avrebbe lavorato in un circo, dove la sua altezza fuori dal comune veniva evidentemente utilizzata come attrazione.
Dopo la morte il suo corpo entrò nelle collezioni anatomiche torinesi e il suo scheletro divenne a sua volta oggetto di studio e di esposizione. Nel 1884 fu presentato nella sezione di Antropologia dell’Esposizione Nazionale Italiana di Torino. Ancora oggi costituisce uno dei reperti più impressionanti della collezione del Museo di Anatomia.
Ma proprio cercando di ricostruire la storia di quell’uomo emergono alcune incongruenze. Una traccia particolarmente importante si trova in uno studio pubblicato all’inizio del Novecento da Giovanni Battista Traschio, dell’Istituto Anatomico di Torino, intitolato Un caso di macrosomia.
Traschio studiò proprio lo scheletro attribuito a Borghello e, per ricostruirne la storia, utilizzò una fonte molto più antica e soprattutto contemporanea al gigante. Si tratta di una Notizia di un gigante pubblicata da Bertinatti nel Repertorio delle Scienze mediche in Piemonte nel 1837.
Secondo questa testimonianza, all’inizio del luglio 1837 si trovava a Torino un giovane di 19 anni chiamato Giacomo Borghello. La fonte lo indica come nato a Carrega, nel circondario di Novi, e di professione contadino. La sua statura era eccezionale: le misurazioni dell’epoca gli attribuivano un’altezza di circa 2 metri e 16 centimetri.
Il ragazzo era stato portato a Torino e veniva mostrato al pubblico proprio per le sue dimensioni fuori dal comune.
La tradizione successiva ha trasformato Borghello nel «Gigante di Novi» e alcune fonti sono arrivate a indicarlo direttamente come nato a Novi.
La testimonianza del 1837 racconta però qualcosa di diverso: Borghello sarebbe nato a Carrega, l’attuale Carrega Ligure, che allora apparteneva al circondario di Novi.
È quindi possibile che con il passare dei decenni l’indicazione geografica «Carrega, circondario di Novi» sia stata semplificata fino a trasformare Novi nel luogo di nascita.
Il «Gigante di Novi», insomma, potrebbe essere stato novese soltanto nel senso amministrativo e geografico che quel termine aveva nell’Ottocento.
C’è poi un secondo problema, ancora più evidente. Secondo la tradizione museale Borghello sarebbe nato nel 1810 e sarebbe morto all’età di 19 anni. Ma la fonte medica del 1837 descrive un Giacomo Borghello di 19 anni presente a Torino proprio in quell’anno.
Se Borghello aveva effettivamente 19 anni nel luglio del 1837, dovrebbe essere nato nel 1817 o nel 1818, a seconda della data esatta del compleanno.
Alcune ricerche successive indicano infatti per lui gli estremi 1818-1837 e collocano la morte a Torino il 18 luglio 1837.
Se questa ricostruzione fosse confermata, la data di nascita del 1810 tramandata da altre fonti sarebbe dunque frutto di un errore successivo.
Dietro le date e le misurazioni resta però soprattutto la storia di un ragazzo. Borghello proveniva, secondo la testimonianza più antica finora individuata, da Carrega e faceva il contadino. A diciannove anni aveva già raggiunto una statura superiore ai due metri e dieci, eccezionale soprattutto per l’epoca.
Nella società dell’Ottocento persone caratterizzate da particolarità fisiche straordinarie diventavano frequentemente attrazioni pubbliche. Giganti, nani e persone affette da malformazioni venivano presentati nelle fiere, nei teatri e successivamente nei circhi.

Anche Borghello finì in questo mondo.
All’inizio di luglio del 1837 era a Torino, mostrato agli spettatori come un gigante. Pochi giorni dopo sarebbe morto. Aveva appena diciannove anni.
La sua storia, però, non terminò con la morte. Il corpo di Borghello entrò nelle raccolte anatomiche torinesi e il suo scheletro fu conservato per finalità scientifiche. Decenni dopo continuava a suscitare interesse: nel 1884 venne esposto all’Esposizione Nazionale Italiana e all’inizio del Novecento Traschio tornò a studiarlo dal punto di vista antropologico.
Oggi, quasi duecento anni dopo la morte del giovane, quello scheletro continua a essere conservato a Torino.
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone


