Denise Cosco, 36 anni, ai più, forse, sconosciuta. «Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita. Lo dovevo a mia madre per tutto quello che le hanno fatto».

Denise, figlia di Lea Garofalo, domenica 6 settembre si è buttata da una finestra del quinto piano con la voglia di annullare per sempre la sua tragica vita. È morta quattro giorni dopo.

Appena ho saputo della sua tragica fine, ho cercato di capire perché questa giovane donna si sia uccisa. Cosa era successo nella sua vita per arrivare a questo tragico epilogo?

Denise era la figlia di Lea Garofalo, uccisa dalla mafia nel 2009. A Denise era toccato riconoscere la madre morta dai pochi gioielli rimasti intatti dopo che il corpo di Lea era stato bruciato e distrutto. Ha testimoniato contro il padre per difendere la memoria della madre.

Il giorno della sentenza non ha gioito. «Mi hanno rovinato la vita, ma non riesco a odiare nessuno. Neanche mio padre. Ogni tanto provo pena per lui. Non ha capito che cosa si è perso: una famiglia, una figlia, l’amore che avrebbe potuto avere e dare ancora».

Denise non ce l’ha fatta.

Uno sguardo nel vuoto per annullare anni di dolore.

Uno sguardo nel vuoto: «MAMMA».

ORA SONO CON TE.

Non è facile, ho pensato, vivere una vita presa quasi in prestito. Era una testimone di giustizia che ha passato anni a nascondersi, a cambiare posto, città. Fin da bambina.

Don Ciotti, per Libera, che ha cercato di seguirla per anni, ha rilasciato un’intervista:

«Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi, però, qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile…».

Leggendo di lei ho scoperto che è stata nel tunnel delle dipendenze, ho scoperto che aveva anche trovato l’amore e aveva avuto un bambino.

Niente è servito.

Un salto e… Denise non c’è più. Restano i resti su un selciato che si tinge di rosso.

Ad oggi, gli inquirenti stanno verificando eventuali contatti avuti negli ultimi tempi con il padre e quale rapporto avessero ristabilito.

Ma lei non c’è più. Lei se n’è andata. Chissà cosa è passato nella sua testa dopo anni di dolori, di fughe. Si è sentita sola? Terribilmente e tragicamente sola?

Don Ciotti ha affermato ancora che «esiste una violenza mafiosa “differita” che agisce sottotraccia per anni, insinuandosi come un veleno nell’anima». Arriva quindi a definire il suicidio di Denise come «un omicidio lungo 17 anni, il tempo che è passato dal delitto della madre».

«Non voglio accusare nessuno – ha detto ancora don Ciotti – perché nella storia di Denise lo Stato è intervenuto senza esitazioni. Non è stata abbandonata. Eppure, a un certo punto, si dev’essere sentita comunque incredibilmente sola. Non possiamo chiedere ai testimoni di giustizia di sacrificare la propria vita per il bene comune e poi lasciarli soli con i propri fantasmi, che spesso li fanno ammalare…».

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