Mentre le famiglie fanno i conti con il costo della vita, la politica torna a concentrarsi su una questione capace di occupare per giorni televisioni, giornali e social: il velo a scuola.
Il tema che se il governo lo ritiene così urgente lo discuta, ma la domanda politica è un’altra: quanto spazio viene dedicato alle battaglie identitarie e quanto ai problemi che ogni giorno entrano concretamente nel portafoglio degli italiani?
Il provvedimento sulla scuola riguarda il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, quindi casi come burqa e niqab. È una misura assurda che lede l’integrazione e libertà di religione e individuale.
Così trasformarla nell’ennesimo grande scontro politico rischia di spostare l’attenzione dal tema che interessa a milioni di persone: quanto costa oggi vivere, curarsi e andare al lavoro?
Perché il pieno dell’automobile non è un dibattito televisivo. È una spesa reale.
Anche la sanità non è uno slogan. Quando aumentano le tariffe o crescono i costi a carico di chi non è esente, il problema arriva direttamente nelle famiglie: una visita rimandata, un esame posticipato, una spesa sanitaria che pesa sul bilancio mensile.
È qui che dovrebbe concentrarsi una parte molto più consistente del confronto politico.
Non basta indicare ogni volta un nuovo bersaglio culturale per costruire consenso. Un governo dovrebbe essere giudicato anche sulla capacità di affrontare i problemi quotidiani: il costo dei carburanti, l’accesso alle cure, le liste d’attesa, i salari, le bollette e il potere d’acquisto.
Il mio sospetto, è che le grandi controversie identitarie siano politicamente molto più convenienti dei problemi economici: dividono, producono titoli, alimentano lo scontro tra fazioni. Ma su una cosa non dovrebbe esserci divisione: un litro di benzina costoso resta costoso indipendentemente da come la pensiamo sul velo. Una prestazione sanitaria che diventa più onerosa pesa sulla famiglia indipendentemente dalla sua religione.
E allora la domanda è semplice.
Mentre discutiamo per giorni di ciò che qualcuno indossa, chi sta discutendo con la stessa forza di quanto costa vivere?
Perché alla fine della giornata gli italiani non pagano le bollette con le polemiche televisive. Pagano con il proprio stipendio.
E se la politica vuole parlare davvero ai cittadini, dovrebbe spiegare con altrettanta chiarezza come intende rendere più sostenibili benzina, sanità e costo della vita.
Il velo può aspettare qualche minuto di dibattito in più anche se assurdo.
Il conto, invece, arriva ogni mese.
Robbiano Laura PRC
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Cala Laura, leggo spesso i tuoi articoli. Non sempre né condividi il contenuto. Ma sono sempre interessanti e intelligenti. Ma questa volta non posso tacere dinanzi ad una bestemmia – perdonami ma dico proprio bestemmia- che ho trovato in un tuo articolo. Secondo te Il provvedimento che vieterebbe alle ragazze islamiche di indossare il burca, di essere costrette a seguire le lezioni a scuola a volto coperto, sarebbe un provvedimento che lede la libertà di religione. Cara Laura è assurdo. Quel chador, quel burca è imposto da famiglie e da religioni repressive. Chi si batte per la libertà delle donne non può assolutamente accettarlo. Non ho nulla contro nessuna religione. In ogni religione c’è qualcosa grande e qualcosa di ottuso. Questo ne è l’esempio. Lenin fece bruciare i veli nella piazza di Samarcanda, come simbolo di liberazione delle donne. Quando il corpo di una donna viene esibito, si dice che lo si strumentalizza, ma quando il corpo di una donna viene così barbaramente oppresso si dice che bisogna rispettare la libertà di religione? No, non ci sto. Apparte il fatto che vorrei che tutti ragazzi e le ragazze di ogni colore e religione si potessero guardare in faccia e chissà magari anche per amarsi.
Con amicizia
Mauro D’Ascenzi