Termovalorizzatore, ma non c’è un vincolo con la Campari?

Incuriosito dall’ordine del giorno che prevedeva lo slittamento della presentazione del bilancio preventivo a fine giugno, ho presenziato al dibattito del consiglio comunale del 31 maggio. La delusione della discussione è stata notevole: per due ore i nostri baldi rappresentanti hanno dato il meglio di come si discute con accanimento acceso e convinto.

Sono arrivato in ritardo. La discussione era già iniziata e teneva la parole il leader della maggioranza, il gasatissimo segretario della lega, con una retorica evocazione sul termovalorizzatore, di cui mi ci è voluto parecchio per afferrare il bandolo della matassa.
Alla fine si è capito che il sopradetto, in relazione al suo ruolo di segretario, aveva avuto in anteprima delle anticipazioni sul piano regionale dei rifiuti, nel quale appare che ci siano buone probabilità che venga scelta la zona novese quale sede per l’edificazione del complesso impianto di termovalorizzazione.
Forte di tale anticipazione, il dinamico segretario nonché nipote del sindaco, conferiva informalmente con l’amministratore delegato di Acos per renderlo edotto in modo che – presumibilmente – il funzionario potesse cominciare a entrare nell’ordine mentale delle procedure per far farsi trovare pronto, qualora diventasse esecutiva la delibera regionale e dar corso alla produzione del plesso. 
L’amministratore delegato informava comunque il leader di Solo Novi Marco Bertoli, probabilmente per accertarsi che l’iniziativa avesse un consenso maggioritario, e questo ne rendeva partecipe il consiglio, facendo una dichiarazione che metteva in subbuglio l’assemblea: «oggi pomeriggio mi ha chiamato l’amministratore delegato di Acos, informandomi che aveva avuto un colloquio con Perocchio sul termovalorizzatore, il cui progetto era a buon punto e a breve ci sarebbe stato un’intesa tra Iren e Srt». Questo nonostante la mozione del consiglio comunale con la quale si era deciso di non procedere con nessun atto fino alle decisione finale del Consiglio Regionale sulla necessità o meno dell’impianto. 
A prescindere dall’iniziativa dell’impaziente segretario, l’azione dimostra che in modo informale vi sia comunque la ferma intenzione di arrivare alla costruzione del termovalorizzatore, aggirando tutte le argomentazioni dell’opposizione e metterla, magari, di fronte al fatto compiuto. Da questo lato si può comprendere l’intesa tra le due partecipate Iren e Srt che autonomamente dovrebbero procedere verso la realizzazione dell’impianto preparatorio per le condizioni del progetto esecutivo.
Ciò renderebbe necessaria la realizzazione di parecchi atti quali: lo studio di fattibilità, l’identificazione del sito, la progettazione di massima dell’impianto e i relativi costi che sarebbero piuttosto rilevanti.
A pensar male si fa peccato ma sovente ci si azzecca, disse un famoso politico del passato. Se si mette in moto la procedura di avvio della fattibilità, si dovranno dare incarichi a diversi professionisti con sostanziali parcelle, a prescindere dell’approvazione finale del consiglio comunale, ed è risaputo che tali incarichi vengono dati a personaggi di area che solertemente finanziano formazioni politiche, sia per riconoscenza sia per affiliazione. 
In tale prospettiva l’opposizione ha il diritto e il dovere d’incalzare la maggioranza affinché sia chiaro l’indirizzo e se vi è una maggioranza per supportare un progetto così impegnativo e non di poco conto e, anche la provenienza dei rifiuti da smaltire.
C’è un altro problema che non viene mai menzionato: se ben ricordo, all’atto dell’insediamento della Campari, il comune di Novi Ligure assunse l’impegno di non realizzare nelle vicinanze strutture inquinanti, compreso l’inceneritore, per non pregiudicare la qualità dell’aria e quindi della produzione della società e questa clausola contribuì alla scelta del comparto novese.
Sarebbe il caso di studiare tale obbligo in modo da non trovarsi di fronte ad un ostacolo imprevisto che potrebbe determinare liti legali. 
Sarebbe saggio inoltre studiare con attenzioni le nuove normative europee sullo smaltimento dei rifiuti, sembra che siano sconsigliati per motivi di inquinamento e di costi di funzionamento l’uso dei termo valorizzatori e sulla tassazione non modesta sulle emissioni in atmosfera.



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Francesco Giannattasio

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