“Tranquilli, se nessuno ve lo ha detto… ma l’8 e il 9 giugno si vota. Sì, davvero! Non è una leggenda metropolitana: c’è un referendum. Non lo sapevate? Nemmeno i giornali e i telegiornali, a quanto pare.

Ma 8 e il 9 giugno si torna alle urne per votare su cinque referendum su cittadinanza e lavoro. Le consultazioni per i cinque referendum abrogativi del 2025 sono state promosse da organizzazioni sindacali (in particolare la Cgil ) i movimenti civici, partiti politici e soprattutto il partito della Rifondazione Comunista, si svolgeranno in concomitanza con i ballottaggio delle elezioni amministrative in diverse Regioni e comuni. I cinque referendum intendono modificare alcune norme in materia di cittadinanza, licenziamenti illegittimi, più tutela per lavoratori e lavoratrici, riduzione del lavoro precario e più sicurezza sul lavoro. In un Paese dove si parla di tutto, tranne che di ciò che conta, sorprende quasi che ci sia un referendum. Ma tranquilli, non è stato annullato… è solo stato nascosto molto bene. Quindi l’ 8 e il 9 giugno siamo chiamati per esprimere il nostro punto di vista su questi 5 quesiti molto importanti. Oggi parliamo di un caso molto più inquietante: la sparizione del referendum dai giornali e dalle televisioni.
Sì, avete capito bene. Da settimane, forse mesi, è in corso una campagna referendaria. C’è chi raccoglie firme, chi organizza banchetti, chi fa volantinaggio sotto la pioggia, chi litiga con i parenti in chat di famiglia. Eppure… la stampa? Zitta. Le televisioni? Mute. I telegiornali? E Ma. Parlano con entusiasmo del meteo, del cane che gioca a tennis, della nuova dieta dei vip, ma del referendum? Neanche una riga.
Ora, qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una svista, di una dimenticanza, di un disguido editoriale. Magari il giornalista si è appisolato proprio mentre doveva scrivere “referendum”, o il conduttore del TG ha avuto un attacco di amnesia selettiva. Ma io non credo più al caso.
Io credo che il referendum abbia ottenuto il potere dell’invisibilità.
Sì, perché non si spiega altrimenti. È lì, esiste, lo trovi sui siti ufficiali, lo vedi sui volantini… ma appena prova ad avvicinarsi a una redazione, puff! Scompare. Come un vampiro davanti allo specchio. Come la coerenza in certi partiti politici.
Ma allora, viene da chiedersi: perché tanto silenzio?Forse il referendum è pericoloso?Forse è contagioso?Forse, peggio ancora… fa pensare?
Eh già. Pensare è pericoloso. Ragionare, riflettere, domandarsi: “Ma siamo d’accordo con queste politiche? Con queste spese? Con queste alleanze?”… no, troppo rischioso. Meglio tenerci tutti impegnati con notizie rassicuranti: le ricette dello chef stellato, l’ennesimo royal baby, il gossip sull’influencer del momento.
Del resto, si sa: una cittadinanza informata è una cittadinanza ingovernabile. Mentre una cittadinanza distratta… vota come gli dicono. O meglio, non vota affatto, così non c’è neppure il problema.
E allora ecco il piano: ignorare il referendum, renderlo invisibile, farlo passare come un capriccio di pochi nostalgici, di quelli che ancora credono nella Costituzione, nella partecipazione, nella democrazia. Che noia!
Ma noi, non cadiamo in questo tranello.Noi il  referendum lo vediamo benissimo..Lo  vediamo e ne parliamo. Lo vediamo e lo promuoviamo,lo vediamo e lo difendiamo, anche se le reti televisive e i giornali  preferiscono raccontarci del gattino influencer del giorno.
Perché il silenzio dei media è rumoroso. È imbarazzante. È un’ammissione di colpa. È la prova che chi ci governa, e chi li accompagna nei talk show,  ha paura della partecipazione popolare.
E noi, con una risata sulle labbra e una scheda tra le mani, siamo qui a ricordargli che la democrazia non è un optional, non è una pubblicità da trasmettere dopo il meteo.
È un diritto. È un dovere. È una voce,la nostra voce. E non si spegne con un telecomando.
Robbiano Laura PRC

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