In questa torrida estate a scaldare ulteriormente lo scontro nel dibattito politico locale e non solo, si è riproposto, dopo decenni di colpevole silenzio, il tema del governo del territorio. Tralasciando le vicende meneghine – su cui peraltro sarebbe bello svolgere una riflessione critica collettiva sul modello di sviluppo che si intende percorrere -, dalle nostre parti si è scatenata un’accesa polemica su come si intende organizzare l’infrastrutturazione del territorio e con quali orizzonti di governance e crescita.
Da un lato si è posta l’Amministrazione Comunale di Novi Ligure concentrata nel cercare di completare il reperimento delle risorse onde dare l’avvio alla realizzazione della agognata tangenziale ovest cittadina attesa da almeno un trentennio; dall’altro il Sindaco di Pozzolo Formigaro che, con un colpo di teatro, ha estratto dal cilindro l’idea di ipotizzare un nuovo casello autostradale nel territorio del suo Comune (ovviamente) e a servizio delle proprie aree attrezzate e sulla direttrice verso Tortona; il tutto nel corso di un’audizione tenutasi alcune settimane or sono alla presenza di alcuni assessori e consiglieri regionali proprio nell’intento di coordinare un processo condiviso per il reperimento del gap finanziario da reperire.
L’idea ha da subito scatenato le brame dell’opposizione di destra novese – fa il suo lavoro, ça va sans dire – che ha polemicamente cavalcato l’opzione portando tutto all’attenzione del Consiglio comunale, delle istituzioni pubbliche e degli organi di stampa.
È noto che il nostro territorio è oggetto di particolari attenzioni, da alcuni anni a questa parte, di interessi che vanno nella direzione di investimenti, attività e insediamenti legati al settore della logistica nella sua accezione più ampia e articolata. La provincia di Alessandria e la pianura compresa tra la valle Scrivia e il capoluogo hanno da alcuni decenni posto una grande attenzione al cercare di governare questi processi trasformativi. Non ultima né irrilevante è stata la costituzione nel 2003 della fondazione SLALA, società mista pubblico-privata a cui il territorio provinciale e le sue istituzioni hanno delegato il ruolo di facilitatore e di connessione controllata dei vari interessi in campo. Da almeno gli ultimi trent’anni, quando si parla di logistica in questa provincia si intende come “piattaforma integrata” e così si è proposta, nel corso del tempo, nel marketing territoriale che ha accompagnato la proposta di modello di sviluppo ipotizzato dagli strumenti della programmazione provinciale.
La provincia di Alessandria è attraversata da tre autostrade (A7, A21 e A26) provviste dodici caselli autostradali collegati alla rete delle principali strade statali; dal punto di vista ferroviario è percorsa dalle direttrici Genova – Torino, Genova – Milano e Torino – Piacenza – Bologna e lungo queste direttrici sono già presenti ed esistenti due scali ferroviari storicamente importanti: Alessandria Smistamento e Novi San Bovo oltre una serie di altri impianti ferroviari minori. A Rivalta Scrivia da decenni è insediato un centro logistico di rilevanza nazionale di prima fascia che amplia di anno in anno i suoi orizzonti. Tutta questa infrastrutturazione rende estremamente appetibile il nostro territorio – e i suoi terreni – agli occhi degli operatori, pertanto occorre che la mano pubblica abbia governance e capacità di visione strategica nel dirigere questo processo in trasparenza, efficienza e efficacia.
Occorre quindi ipotizzare l’intero territorio come un sistema, come una rete che sia il più possibile integrata e collegata, evitando sperperi di risorse finanziarie in un periodo, come quello che stiamo vivendo da un po’ di anni, di coperte sempre più corte. Occorre cioè che i nodi del sistema infrastrutturale e territoriale che abbiamo descritto prima siano il più possibile integrati e collegati tra loro, intessendo una serie di relazioni e di collegamenti sia materiali che immateriali, in maniera tale da rendere l’intero sistema, l’intera rete competitiva e connessa con i mercati globali.
Lo dico con chiarezza: l’ipotesi del Sindaco di Pozzolo Formigaro non va in questa direzione e non si relaziona coi principi di efficienza ed efficacia. Non riesco a trovare ragioni logiche dal punto di vista territoriale, pianificatorio o infrastrutturale per ipotizzare un nuovo casello autostradale in un territorio che nell’arco di pochi km ne ospita già almeno tre, non riesco a trovare alcuna ragione oggettiva. Anzi, appare come una scelta squisitamente campanilistica dettata da intenti deboli poco coerenti, prontamente strumentalizzata per meri scopi di polemica politica; il casello prêt-à-porter non mi sembra il percorso corretto. I caselli esistenti di Novi Ligure e Tortona sono certamente in grado di accogliere e smistare i traffici delle merci verso le aree logistiche attrezzate esistenti dei vari territori; non solo, con la possibilità di ipotizzare l’interscambio ferro/gomma all’interno dei loro ambiti territoriali dedicati. Qualora si riscontino delle insufficienze delle infrastrutture esistenti è plausibile ipotizzare interventi migliorativi dei tracciati stradali esistenti, migliorandone l’adeguatezza con costi economici e processi decisionali e amministrativi estremamente inferiori.
Per contro sarebbe più utile reperire, in tempi brevi, il differenziale finanziario residuo per portare a compimento l’attuazione della nuova tangenziale ovest di Novi Ligure, la quale avrebbe in realtà il compito non solo di ridurre la pressione del traffico pesante all’interno del centro urbano ma anche quella di connettere non solo la strada statale n. 35bis dei Giovi di collegamento tra Novi Ligure e Alessandria, ma anche le aree produttive di Pozzolo Formigaro con la strada statale n. 10 della Lomellina che si collega con il centro logistico di Rivalta Scrivia. Non solo, la realizzazione della nuova tangenziale metterebbe in connessione e relazione diretta anche la dorsale produttiva e logistica della valle Scrivia con la rete produttiva e infrastrutturale della Valle Orba, facilitando i flussi di traffico delle merci verso il sistema portuale e i mercati globali, rendendoli estremamente più semplici ed efficaci.
Non si tratta di dire no all’ipotesi di un nuovo casello così, per partito preso, anzi è bene ricordare, ad esempio, che l’ipotesi di progettazione di un nuovo casello sulla A26 a Predosa tanto agognato (avevo i calzoni corti quando già ne sentivo parlare) avrebbe invece una rilevanza territoriale di grande importanza perché svolgerebbe anche un ruolo di porta verso Acqui terme, l’Acquese e la valle Bormida, territori che soffrono da decenni di seri problemi di connessione con l’intero sistema relazionale, con un oggettivo detrimento dello sviluppo turistico e produttivo locale.
Se abbiamo tutti a cuore il bene del nostro territorio, le sue prospettive di crescita e di sviluppo in un’ottica di reale e concreta sostenibilità, capace di contenere tutte e tre le declinazioni proprie del termine ovvero ambientale, economica e sociale, sarebbe cosa buona e giusta che per una volta si deponessero le armi della contesa politica, del campanile o del particolarismo e che tutti insieme si remi concretamente verso la direzione di uno sviluppo effettivo, reale e possibile. Slala, la fondazione mista pubblico-privata in cui molti degli attori della contesa cooperano e partecipano, potrà svolgere questo ruolo così come lo ha già fatto in altre occasioni e lo sta facendo tuttora, ponendo attenzione alle ricadute positive e negative in una prospettiva coerente di visione strategica coordinata di un sistema a rete, evitando sprechi in maniera efficace ed efficiente.
Mariano G. Santaniello
architetto, urbanista, membro CdA Slala
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Ha detto che lo paga maugeri di tasca sua il casello, tutto a posto!