Mentre il resto d’Europa corre verso il futuro, noi restiamo incatenati a una bolletta fuori controllo. La strategia del Governo? Attaccare l’ETS, il fondo per la transizione. Ma i numeri dicono la nostra dipendenza fossile è un peso insopportabile per la crescita economica. 

L’elettricità in Italia è un lusso. Non è un’opinione, è un numero: 116 euro al megawattora. Mentre a Berlino si fermano a 87, a Madrid a 65 e a Parigi a 61, noi paghiamo il conto salato di un sistema energetico ancora schiavo del gas. La guerra in Iran è stata solo l’ultima mazzata su un corpo già fragilissimo. Ma invece di curare la malattia, la politica sembra voler rompere il termometro. 

Il bersaglio sbagliato: cos’è l’ETS? 

Nel mirino di Palazzo Chigi c’è l’ETS (Emission Trading System). Per Bruxelles è il pilastro della svolta green: chi inquina (acciaierie, cementifici, centrali a gas) paga per ogni tonnellata di CO2 emessa oltre il limite. Un meccanismo creato vent’anni fa per forzare le aziende a investire in tecnologie pulite. 

La Premier spinge per sospenderlo, convinta che sia questa la zavorra delle nostre imprese. Ma i dati raccontano un’altra storia. L’ETS pesa appena il 6,5% sulla bolletta delle aziende e un misero 3% su quella delle famiglie. Briciole, se confrontate con quel +30% strutturale che paghiamo rispetto alla media europea a causa della nostra dipendenza dal gas. 

Il “tesoretto” fantasma: 18 miliardi spariti 

Dall’ETS l’Italia ha incassato una montagna di soldi: 18,2 miliardi di euro tra il 2012 e il 2024. Dove sono finiti? Non nelle rinnovabili. 

  • 9 miliardi sono stati usati per tappare i buchi del debito pubblico. 
  • 3,6 miliardi sono serviti a tamponare le emergenze post-Covid e Ucraina. 
  • Solo 1,6 miliardi – una frazione minima – sono andati alla decarbonizzazione. 

Eppure la direttiva europea parla chiaro: fino al 2023 bisognava reinvestire almeno il 50% dei proventi nella transizione. Dal 2024, l’obbligo sale al 100%. L’Italia, però, continua a fare cassa: dei 2,6 miliardi incassati nel 2025, la metà finisce ancora una volta a sgonfiare il debito. 

Il cortocircuito logico 

Qui sta il paradosso. Se vuoi abbassare la bolletta, devi produrre energia che costi meno, ovvero le rinnovabili. Ma se chiedi di sospendere l’unico strumento (l’ETS) che incentiva il passaggio al green e, contemporaneamente, usi i soldi di quel fondo per far quadrare i conti dello Stato invece di installare pannelli e pale eoliche, stai scegliendo di restare nel fango. 

Sospendere l’ETS non è una soluzione, è un anestetico che non cura l’infezione. Il problema dell’Italia non è il “prezzo del clima”, è il ritardo industriale. Continuare a difendere il modello-gas mentre il mondo cambia non è realismo politico: è accanimento terapeutico a spese dei contribuenti. 

E voi cosa ne pensate? 

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